Prima di tutto: perchè lui? Perchè tra i primi ebbe l'intuizione di un mondo che cambia sempre che sempre diviene... Anche noi siamo sempre in continuo mutamento... lo trovo elettrizzante!
Eraclito ( 535 a.C. – 475 a.C.) è stato un filosofo greco antico, uno dei maggiori filosofi presocratici.
Eraclito è comunemente passato alla storia come il "filosofo del divenire"[ legato al motto «tutto scorre» (pánta rhêi, in greco πάντα ῥεῖ), ma in realtà il famoso detto non è attestato nei frammenti giunti fino a noi ed è probabilmente da attribuirsi al suo discepolo Cratilo che svilupperà il pensiero del maestro, estremizzandolo.
Gli svegli e i dormienti
Ricorre nel pensiero filosofico di Eraclito la contrapposizione fra i desti e i dormienti: è «unico e comune il mondo per coloro che sono svegli», ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose, mentre «agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo di quando non sono coscienti di quel che fanno dormendo», riferendosi alla mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto. Eraclito intende per filosofi tutti quelli che sanno indagare a fondo la loro anima, che, essendo illimitata, offre all’interrogando la possibilità di una ricerca altrettanto infinita.Il pensiero eracliteo è quindi aristocratico, in quanto egli definisce la maggioranza degli uomini superficiali, poiché tendono a dormire in un sonno mentale profondo che non permette loro di comprendere le leggi autentiche del mondo circostante. Secondo Eraclito infatti «rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche; i più invece pensano solo a saziarsi come animali». La testimonianza di Diogene Laerzio conferma come Eraclito fosse uno «spregiatore del volgo».
I migliori e i più
Eraclito pone anche una contrapposizione tra i "migliori", i quali, a suo avviso, «preferiscono una sola cosa a tutte le altre: la gloria eterna alle cose caduche», e i "più", i quali «invece pensano solo a saziarsi come bestie». Da tale contrapposizione si deduce che per Eraclito i "più" sono in maggioranza rispetto ai "migliori".
La dottrina dei contrari
La dottrina dell’unità dei contrari è forse l’aspetto più originale del pensiero filosofico eracliteo. La legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti (fame-sazietà, pace-guerra, amore-odio ecc...) che, in quanto tali, lottano fra di loro ma, nello stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro, poiché vivono solo l’uno in virtù dell’altro: ciascuno dei due infatti può essere definito solo per opposizione, e niente esisterebbe se allo stesso tempo non esistesse anche il suo opposto. Così, ad esempio, una salita può essere pensata come una discesa da chi vi si trova in cima.
Tra i contrari si crea una sorta di lotta. In questa dualità, questa guerra fra i contrari (polemos) in superficie, ma armonia in profondità, Eraclito vide quello che lui definiva il logos indiviso, ossia la legge universale della Natura.
Ed è proprio la dottrina dei contrari che fa di Eraclito il fondatore di una logica degli opposti, antitetica a quella aristotelica e fondata sulla legge del divenire della realtà. In essa, infatti, tesi e antitesi (essere e non-essere) sono una sintesi contraddittoria e permanente nella realtà che solo così può divenire, attraverso i suoi due coessenziali aspetti ("nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo"; "siamo e non siamo"); ed è antitetica alla logica aristotelica perché opposta al suo principio di non contraddizione e del terzo escluso ("Il mare è l'acqua più pura e impura: per i pesci è potabile e gli conserva la vita, per gli uomini è imbevibile e mortale").
L'universo come Dio-tutto
Questa visione cosmologica sfocia nell'identificazione panteistica dell'universo con Dio, inteso come unità dei contrari, mutamento continuo e fuoco generatore. Questo Dio-tutto comprende quindi in sé ogni cosa, costituisce una realtà increata che esiste da sempre e per sempre. Eraclito crede anche nella ciclicità del cosmo, concepita come insieme di fasi alterne di distruzione-produzione, al punto che alcuni autori attribuiscono a lui il concetto di ekpyrosis, una sorta di grande conflagrazione universale.
VENIAMO A NOI…
La teoria di Eraclito è sorprendente, innovativa e al tempo stesso molto attuale.
L’idea che una cosa non sia mai uguale a se stessa e cambi continuamente mi affascina molto. Il continuo mutare è proprio di ogni cosa e lo è ancor di più se valutiamo la persona in quanto tale. Il continuo arricchimento che ci viene dato dall’esperienza fa in modo che mai la persona con cui veniamo ad interagire sia come prima (sia perché è cambiata lei, sia perché cambiamo noi e il ns modo di vedere le cose…). Provate a pensare a quanto è straordinario questo contino mutare e progredire. Immaginiamo di andare su una montagna all’alba con qualche amico… la cima domina un bosco con un laghetto che nasce tra le vette… se proviamo ad ascoltare le sensazioni di ciascuna persona noteremo che di fronte a un tale spettacolo qualcuno sarà meravigliato, tal altro esterrefatto, qualcuno penserà che non è niente di speciale e forse c’è chi oserà dire che per il freddo o il sonno l’esperienza è orribile… l’istante quindi è soggettivo… e ancora se proviamo a tornare in quello stesso posto a quell’ora con quegli amici avremmo sempre la stessa sensazione? La risposta è ovviamente no… la luce di quel momento, il profumo dell’aria, il paesaggio e persino il ns modo di percepire le cose è cambiato e non sarà mai più uguale… tutto scorre.. tutto cambia… tutto evolve…
È interessante come una delle frasi più comuni sia “ è sempre tutto uguale, tutto come sempre, la mia vita è monotona…” come può esserci banalità se osserviamo le cose dal punto di vista di Eraclito?...
Se tornassi a rileggere ciò che ho scritto tra qualche mese forse preferirei altri termini o seguirei altre logiche, potrei addirittura aver fatto esperienze tali da farmi dissentire con me stessa.. ma sarei sempre io.. anzi lo sarei in modo più forte perché la negazione di me stessa (il mio opposto) rafforza l’idea di ciò che sono. L’intuizione degli opposti è a mio modo di vedere geniale. È intuitivo definire qualcosa con il suo contrario.. bene/male, paradiso/inferno etc. ma è meno semplice se cerchiamo di definire dei concetti nella loro eccezione più astratta: Essere/non essere, Esistere/non esistere. Cos’è l’Essere? Già di per se è difficile comprenderlo… e allora il non essere?.. Eraclito si appella alla definizione di Dio per spiegarlo che definisce come l’insieme di tutti i contrari, ma non in un istante solo… nel loro continuo divenire…
Così l’uomo è un insieme di concetti e del loro contrario nel loro continuo mutare: il bene e il male, la carne e lo spirito, giusto e sbagliato, logica e irrazionalità, verità e bugia.. che convivono, anzi che vivono proprio perché convivono.. estendendo ; esiste allora il bene, il giusto, il logico? O non sono forse semplicemente semplificazioni, catalogazioni di qualcosa che non possiamo conoscere? E ancora, non è forse vero che anche questi concetti mutano continuamente?.. quello che un tempo era inimmaginabile, folle e illogico ora è consueto (penso ad esempio anche semplicemente all’idea di volare o di scrivere una mail) o viceversa ( es. una volta era giusto dare in sposa la propria figlia in cambio di denaro o titoli nobiliari)…
Mi piace pensare che nulla è scontato, che tutto è e tutto si può al contempo smentire. Osserviamo il cambiamento, cerchiamo di vedere le impercettibili mutazioni, le sfacettature della realtà… e non diamo mai per scontato chi ci sta accanto!
Gaia
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