venerdì 25 maggio 2012

DE VENERARI ARTES

Il filo cronologico imporrebbe la necessità di parlare, dopo il Botticelli, del periodo successivo cioè del ‘500 tuttavia mi sembra un peccato nn soffermarci un attimo sul periodo precedente e contemporaneo al grande Maestro sopraccitato, il 400. A Firenze, in un breve e intenso arco di anni, un architetto (Brunelleschi), uno scultore (Donatello), un pittore (Masaccio), attuarono una rivoluzionaria trasformazione della concezione e delle funzioni dell'attività artistica. Le  possibilità fornite del mezzo prospettico di misurare, conoscere e ricreare uno spazio a misura umana, sono espresse nella chiara scansione geometrica delle architetture di Brunelleschi, nel proporzionato ambito spaziale che accoglie le figure “eroiche” dei rilievi di Donatello e dei dipinti di Masaccio. La libertà, l'autonomia, il vivace sperimentalismo con cui vennero interpretati i termini fondamentali della cultura rinascimentale. Il mecenatismo dei signori fece dell'arte non solo l'ornamento della vita della corte, ma propriamente la giustificazione ideologica del potere, lo strumento di prestigio dell'azione politica. Si spiega con ciò il fenomeno di piccole città che diventarono intensi centri culturali per il concorso di letterati, umanisti, artisti e artigiani alla corte del signore.  La Repubblica di Venezia, tesa ad ampliare i suoi domini nell'entroterra e venuta quindi a contatto con Padova e Verona, accolse artisti da Firenze e a Venezia giunse a maturazione l'esperienza di Antonello da Messina. Nella seconda metà del Quattrocento Firenze era ancora la capitale indiscussa della cultura italiana: il mecenatismo dei Medici toccò il suo punto più alto alla corte del grande Lorenzo. Altri  artisti importanti di questo secolo furono:  Piero della Francesca, Van  Eyck, Bosch, Botticelli e Carlo Crivelli. Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia d'Europa, che si sviluppò, quindi, a partire da Firenze tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, in un arco di tempo che va all'incirca dalla seconda metà del XIV secolo fino al XVI secolo, con ampie differenze tra disciplina e disciplina e da zona a zona.Il Rinascimento, vissuto dalla maggior parte dei suoi protagonisti come un'età di cambiamento, maturò un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, sviluppando le idee dell'umanesimo nato in ambito letterario nel XIV secolo (da Petrarca) e portandolo a influenzare per la prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente. ( http://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento ).
Nonostante lo stile nn mi appartenga ho deciso di parlarvi di Piero della Francesca che è senza dubbio uno dei più grandi pittori italiani del Quattrocento. La sua pittura spaziosa, monumentale e impassibilmente razionale è senza dubbio uno dei raggiungimenti più alti degli ideali artistici del primo Rinascimento, un'età in cui arte e scienza erano unite da vincoli profondi. Come Leonardo da Vinci, nato due generazioni dopo di lui, Piero fu un grande sperimentatore: grande maestro dell'affresco, tecnica nella quale eccelse, fu interessato soprattutto all'applicazione delle regole recentemente riscoperte della prospettiva alla pittura narrativa e devozionale: l'assoluto rigore matematico delle sue creazioni contribuisce ad esaltare la qualità astratta ed iconica della sua pittura, conferendo ai suoi capolavori una potente valenza sacrale.

«Monarca della pittura» ai suoi tempi - come lo dichiarò il concittadino Luca Pacioli (1494) -, poco dopo la morte la sua opera venne ben presto dimenticata, se si eccettuano il profilo che gli dedicò Giorgio Vasari nelle due edizioni delle sue Vite (1550; 1568) e i ricordi per la sua attività di teorico della prospettiva contenuti in alcuni trattati cinquecenteschi di architettura. La grande stagione della «maniera moderna» con i suoi protagonisti - Leonardo, Raffaello e Michelangelo - fece d'un tratto apparire ad artisti, committenti e collezionisti di un gusto ormai superato tutti i capolavori dei grandi maestri del Quattrocento. Si dovette attendere la riscoperta sette e ottocentesca dei «pre-raffaelliti» perché amatori e storici dell'arte ritornassero a guardare e ad apprezzare le opere del maestro di Sansepolcro: ma sono stati soprattutto gli studi novecenteschi a far riacquistare a Piero della Francesca quel ruolo di primo piano che gli compete nello sviluppo della pittura italiana moderna.

il percorso artistico di Piero si mosse tra Firenze, Arezzo (dove realizzò uno dei suoi capolavori: «La leggenda della Vera Croce»), Ferrara e Urbino, dove fu chiamato ad operare da Federico di Montefeltro. Nella cittadina marchigiana, dove aveva sede in quegli anni una delle maggiori corti italiane, Piero venne a contatto con altri artisti europei, tra i quali il fiammingo Giusto di Gand. Questo contatto gli diede l’occasione di approfondire la conoscenza della luce e della sua rappresentazione pittorica. Ma l’interesse per gli aspetti «sensibili» non riuscirono a superare quelli per gli aspetti intellettuali della visione, come ci testimoniano alcuni dei suoi maggiori capolavori, quali la «Flagellazione di Urbino» o la «Pala di Brera».
La scansione geometrica e la simmetria sono i princìpi su cui Piero della Francesca organizza non solo la distribuzione generale degli affreschi, ma anche gli aspetti formali, i ritmi  i colori e i singoli elementi.
Le forme, nello stile inconfondibile di Piero tendono tutte a diventare volumi geometrici luminosissimi, i colori sono chiari e calibrati, la luce è bianca e astratta e risponde alle leggi prospettiche come tutto il resto.  Ogni cosa o personaggio si inserisce armonicamente in uno spazio perfetto e razionale, costruito prospetticamente. Ogni movimento e ogni azione è come congelato come se il tempo si fosse fermato.
Il mondo rappresentato da Piero non è quello esteriore della natura ma sembra essere un mondo tutto astratto, costruito dalla mente razionale dell'uomo.
Gaia







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